- Le tracce dei Vitulli nel 2001 – lo stemma di marmo

I Vitulli hanno lasciato tracce che ancora oggi sono visibili.

Esaminiamole, anche con l’aiuto di fotografie, seguendo l’ordine cronologico con il quale queste tracce si sono create.

In particolare vedremo:

  • l’altare all’interno della Chiesa della Maddalena, databile intorno al 1612
  • i richiami alla famiglia Vitulli nella piccola Chiesa di San Giacomo – iscrizione e

stemma – databili attorno al 1695

  • la Masseria in agro di Polignano, dote di Elisabetta de Nigris sposatasi intorno al

1760 con Giovanni Giuseppe Vitulli

  • lo stemma in marmo di Carrara che era disposto sopra il portone del palazzo Vitulli databile intorno tra il 1784 e il 1800
  • lo stampo di Giovanni Giuseppe Vitulli datato 1792

aggiornamenti inseriti nell’anno 2011:

  • lo stemma ricamato sulla pianeta in dotazione alla Chiesa di San Giacomo
  • una rarissima foto dello stemma in marmo sopra il portone del palazzo Vitulli , foto eseguita tra gli anni 1960 e 1962

I manoscritti autografi di Donato Antonio e del fratello Giovanni Giuseppe li abbiamo visti nel capitolo a loro dedicato; sono datati 1782.

A – L’ALTARE NELLA CHIESA DELLA MADDALENA A MOLA

Dal manoscritto A sappiamo che la famiglia Vitulli afferma di avere “sin dal 1612 Cappella gentilizia”, mentre nel manoscritto C il conte Ildaris ci dice: “mi conferii finalmente nella Chiesa, detta della Maddalena al borgo, dove ritrovai un proprio altare di marmo della famiglia Vitulli, il primo nell’entrare a man sinistra, dedicato alla Madonna del Carmine, con lapide sepolcrale di marmo, la di cui iscrizione ometto, perché forse l’avranno mandata in deputazione; oltre a due armi gentilizie a basso rilievo di marmo nei due pilastri laterali uno in corno-evangelio e l’altro in corno-epistola, con corona e vitello rampante ad un albero”.

Ancora oggi si può fare lo stesso percorso del Conte Ildaris, quindi andare alla Chiesa della Maddalena, fuori dal “borgo” antico, e si trova quanto lui descrive e che viene mostrato nelle fotografie che seguono.

Le armi gentilizie, che poi sono gli stemmi, sono nei due pilastri laterali e presentano una disposizione simmetrica del vitello rampante, ovvero una volta è a sinistra e una volta a destra dell’albero centrale.

altare

L’altare laterale come si presenta oggi.

Il quadro rappresenta la Madonna del Carmine.

Notare i due pilastrini laterali alla base, di cui vediamo il particolare di sinistra nella foto successiva.

 

Foto dell’autore.

 Pilastrino laterale di sinistra; il vitello rampante è “sinistrato” ovvero a destra di chi guarda rispetto all’albero centrale.

 

Foto dell’autore

 

 

 

 

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B – I VITULLI E LA CHIESA DI SAN GIACOMO A MOLA

Risalendo a Mola via Cesare Battisti, arrivati alla terza traversa, quindi dietro alla Chiesa della Maddalena, si trova via San Giacomo e qui al numero 20 vi è la piccola, omonima Chiesa.

Siamo nel centro storico costruito nel secolo XVII al di fuori della città vecchia.

La larghezza del prospetto è di appena circa 4 metri, mentre l’altezza è di circa 9 metri, dimensioni quindi da cappella rurale.

Cito una volta per tutte il quaderno per la storia di Mola “San Giacomo” (8), cui deve fare riferimento chi vuole approfondire i vari aspetti, storici, strutturali e artistici relativi alla Chiesa di San Giacomo.

La Chiesa fu fatta costruire attorno al 1695 dal Canonico Don Giovanni Antonio Susca, il quale volle esprimere devozione e ringraziamento per essere scampato alla peste che pesantemente colpì Mola e il circondario negli anni che vanno dal 1690 al 1692.

La Chiesa è dedicata al culto di San Giacomo e Sant’Anna.

Questo lo sappiamo grazie a una epigrafe conservata all’interno.

Ai fini del contenuto di questo studio dall’epigrafe apprendiamo che la madre del Canonico Susca è Maria Vitulli figlia di Lodovico.

Su una parete della Chiesa vi sono anche affrescati gli stemmi delle famiglie Susca e Vitulli.

Nel capitolo dedicato alla storia dei Vitulli abbiamo già parlato dell’esistenza di un ramo collaterale dei Vitulli, anch’esso con casa nel borgo antico.

Il catasto onciario del 1754 denuncia la esistenza di quest’altra abitazione dei Vitulli con capofamiglia la vedova Maria Vitulli (pag 466 opera citata di G. Berlingerio ).

Questo ramo aveva anch’esso lo stemma di famiglia con albero e vitello.

Esaminiamo in primis l’epigrafe, di cui vediamo sotto la riproduzione (foto dell’autore)

Il testo in latino è il seguente:

D.O.M.

DIVO JACOBO MAIORE APOSTOLO
DIVAEQUE ANNE CHRISTI AVIE
TEMPLUM HOC EXTRUCTUM DICATUM
(NE MEMORIA IN POSTERUM INTEREAT)
SEVER.S CAN.S D. JOANNES ANTONIUS SUSCA
QUODAM VITI PATRI
MARIE LUDOVICI VITULLI MATRIS
EDITA PROLES UNICACUM IN PATRIAM GRASSANTE PESTE
ANNO MILLESIMO SEXCENTESIMO NONAGESIMO PRIMO
IRA DEI EXARSERIT,
PREFATIS TUTELARIBUS SE VOVENDO,
EORUM PRESIDIO MORBO ILLESUS EVADENS,
SUMPTU PROPRIO LEVARI, ORNARIQUAE CURAVIT
A.D. 1695

La traduzione può essere la seguente (pag 61 quaderno San Giacomo):

D.O.M. / Questo decoroso tempio dedicato a San Giacomo Maggiore Apostolo e a Sant’Anna ava di Cristo (e affinché rimanga nella memoria dei posteri) il severissimo Canonico Don Giovanni Antonio Susca figlio unico del fu Vito padre e di Maria di Lodovico Vitulli madre mentre in patria imperversava la peste nell’anno 1691 l’ira di Dio si scatenava, invocando la protezione dei suddetti Santi, uscito indenne dal morbo con la loro assistenza, a proprie spese curò che fosse costruito e adornato / A.D. 1695”

Il secondo motivo di interesse che troviamo nella Chiesa di San Giacomo per la storia dei Vitulli è lo stemma di cui si fornisce la seguente immagine (foto dell’autore):

Come si potrà notare la figura contiene gli elementi principali dello stemma della famiglia Vitulli, il vitello e l’albero nonché le tre stelle a otto punte.

L’altare della Maddalena, databile intorno al 1612, presenta però già il vitello che “rampa” verso l’albero.

Sono quindi portato a pensare che siamo proprio in presenza di un ramo laterale, collegato in qualche modo alla famiglia principale, quello della casa “palazziata”, ma poi senza sviluppo nel tempo.

Un’altra ipotesi che giustifica la mancanza della figura “rampante” potrebbe essere quella di un affrescatore di scarse qualità, non in grado di realizzare un animale che si slancia verso l’alto.

C – LA MASSERIA

Abbiamo visto che attorno al 1760 Giovanni Antonio Vitulli si sposa con Elisabetta de Nigris. Questa porta in dote al marito la proprietà agricola della Masseria de Nigris.

La coppia ebbe una unica figlia Maria Giuseppa. Anche per far rimanere nella famiglia la Masseria, Donato Antonio, fratello di Giovanni, si unisce in matrimonio con la nipote Maria Giuseppa (vedere il capitolo 2 sulla storia della famiglia).

Nel secolo XVIII la Masseria consisteva in un edificio per il massaro e in una chiesetta di campagna. Importanti lavori furono eseguiti attorno al 1750 dal padre di Elisabetta cioè Antonio de Nigris, come risulta da una lapide inserita nel fabbricato del massaro.

Attorno agli edifici la memoria storica degli “anziani” parla di una estensione della campagna intorno alle 350 opere, ovvero almeno 110 ettari.

Le colture erano essenzialmente alberi di ulivo, mandorli, carrube. Personalmente ho anche visitato una vasta porzione piantumata con alberi di fico.

Nei tempi recenti sotto le piante ad alto fusto viene fatta la coltivazione di verdure con l’opportuna irrigazione, il che rende più redditizia questo tipo di campagna.

Nel secolo XIX i Vitulli amavano passare lunghi periodi alla Masseria e fecero quindi costruire un secondo edificio detto padronale.

Come abbiamo visto i figli nascevano alla Masseria e venivano quindi battezzati e registrati a Polignano, nel cui territorio è ubicato il complesso.

Foto dell’edificio padronale della Masseria. Dall’archivio fotografico del cugino Onofrio Introna a Bari.

Di seguito due immagini che danno una idea del tipo di vegetazione e cultura presente nei terreni della Masseria.Coltivazione degli ortaggi sotto le piante di alto fusto

Tipica zona ad uliveto e seminativo
Foto dell’autore

D – LO STEMMA IN MARMO

Lo stemma in marmo di Carrara sovrastava l’antico portone della casa “palazziata” della famiglia Vitulli nella città vecchia di fronte alla Chiesa Matrice.

DESCRIZIONE

E’ un blocco di marmo di Carrara di circa 1 m x 1 m e profondità massima circa 30 cm.

Lo stemma di famiglia è quello classico col vitello rampante “sinistrato” , al centro un albero di pino, in alto tre stelle ad 8 punte.

La parte che circonda “l’arma” è coronata e presenta scolpite parti di armi da guerra, tamburi, bandiere, fasci.

Per la ricchezza dei particolari della scultura è da ritenersi un esempio di barocco.

Lo stemma nella sua attuale collocazione nella abitazione dell’autore a Milano.
Il peso di circa 250 chili è tenuto su da una piastra di acciaio imbullonata su una putrella da 12 cm; la putrella a sua volta è ancorata al soffitto e poggia su una piastra di 1 mq

Foto dell’autore

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DATAZIONE

La presenza di armi da guerra è dovuta all’atmosfera che si respirava nel periodo della rivoluzione francese e napoleonico. Non dimentichiamo che i due figli maschi di Donato Antonio avevano intrapreso entrambi la carriera militare.

La presenza della croce greca dell’Ordine Costantiniano detta una data di realizzazione non anteriore al 1783, anno in cui fu concessa a Vitulli la Commenda dell’Ordine.

Con altissima probabilità l’opera fu commissionata da Donato Antonio Vitulli, titolare della Commenda.

Quindi la data di realizzazione è da porre nell’ultima decade del secolo XVIII tra il 1784 e il 1800.

LA CROCE GRECA COSTANTINIANA

Sotto l’arma di famiglia vi è la croce greca dell’Ordine Costantiniano, con incise sui quattro lati le lettere I H S V iniziali di “in hoc signo vinces”. Vi sono poi le lettere greche ro, iota, eta, omega, così che si possono leggere in croce le parole greche “iris teos”, ovvero occhio di Dio.

Particolare dello stemma che evidenzia la croce greca dell’Ordine Costantiniano
Foto dell’autore

LA STORIA DELLO STEMMA

Abbiamo visto che la realizzazione dell’opera è da datare tra il 1784 e il 1800. La antica casa dei Vitulli fu venduta dall’ultima discendente Angela intorno al 1930. La casa fu demolita intorno al 1960 e al suo posto fu edificato un moderno condominio.

Lo stemma rimase appeso tramite un anello in ferro al gancio sopra il portone fino alla data della demolizione; rimase quindi in quella posizione per circa 260 anni.

Le solite memorie storiche mi hanno raccontato che l’impresa incaricata della demolizione si fece viva con gli zii Introna offrendo lo stemma, ma richiedendo, se ricordo bene, circa 100.000 lire dell’epoca. La risposta fu, ahimè, negativa.

Lo stemma, sembra, rimase per un po’ di tempo nelle mani del titolare dell’impresa.

Prese quindi a percorrere le strade dell’antiquariato.

Era la primavera del 1996 quando mi arrivò una inaspettata telefonata dell’amico Pino Berlingerio, un medico con l’hobby professionale della storia di Mola. “ Sandro, ti avviso che girando per antiquari, a Monopoli, ho visto lo stemma dei tuoi antenati Vitulli”. Pasqua era vicina e quindi decisi di passarla a Bari dagli zii Modugno.

Mi recai subito dall’antiquario di Monopoli, mi disse che teneva nel magazzino quel pezzo dal 1964, ovvero 32 anni. Ero un uomo fortunato. In tutti quegli anni poteva prendere chissà quale strada! Informai i cugini del mio incontro. Non fecero obiezioni alle mie intenzioni di acquisto e così, dopo una trattativa durata due mesi, chiusi il discorso e organizzai il viaggio dello stemma a Milano. Devo dire sinceramente con un po’ di tristezza, perché il posto dello stemma è a Mola.

Per sei mesi rimase presso uno studio di restauro, dove delicati lavaggi hanno ripulito la superficie dai sali formatisi per pioggia e aria di mare; quindi, con una operazione di ingegneria, lo stemma è stato imbullonato su una putrella di acciaio da 12 cm e fa bella, ma discreta, mostra di se in via Morosini 19 a Milano.

Sistemazione attuale dello stemma

Foto dell’autore

E – LO STAMPO DI GIOVANNI GIUSEPPE VITULLI

Tra le piccole cose arrivate sino ai nostri giorni ha un significato storico lo stampo, ovvero cliché, che riproduce in negativo lo stemma. Opportunamente inchiostrato serviva per lasciare sulla carta da scrivere l’impronta dello stemma.

Reca la “firma” di Giovanni Vitulli e la data del 1792. E’ il Giovanni Giuseppe, dottore in legge, figlio primogenito di Francesco Paolo, fratello di Donato Antonio.

L’oggetto ha le seguenti dimensioni: 6,5 cm di base per 9 cm di altezza.

Oggi è custodito dalla cugina Angela Introna

Suo zio, il cugino Franco, ha fatto realizzare una riproduzione del positivo, che riporto qui sotto in questa pagina.

F – I PARAMENTI CON LO STEMMA DEI VITULLI

 

Aggiornamento inserito nell’anno 2011

Come abbiamo visto al punto B, la chiesa di San Giacomo era stata fatta erigere intorno al 1695 dal Canonico Don Giovanni Antonio Susca.

La madre è Maria Vitulli figlia di Lodovico. Su una parete della Chiesa vi è l’affresco dello stemma dei Vitulli con il vitello che non “rampa”. Maria è appartenente probabilmente ad un ramo collaterale della famiglia protagonista di questo studio, i Vitulli, la famiglia detta dei “dottori”.

Salendo per via Cesare Battisti a fianco della Maddalena all’altezza del campanile vi è una porta che dà accesso alla Cappella sita sul retro dell’altare della Chiesa della Maddalena, detta ORATORIO DELL’ASSUNTA. Ivi sono custoditi, tra i numerosi oggetti sacri, i paramenti che originariamente erano in dote alla Chiesa di San Giacomo.

Molto gentilmente nel 2008 il priore della Maddalena, da cui dipende san Giacomo, Gaetano De Simone, ci ha aperto le porte della Cappella e ci ha permesso di fotografare una pianeta proveniente dalla Chiesa di San Giacomo. Questa pianeta reca uno stemma ricamato che nelle due metà riporta lo stemma dei Susca, a sinistra, e dei Vitulli, a destra.

Si noti che questo piccolo stemma riporta il vitello che “rampa”, così come è rappresentato negli stemmi dell’altare della Maddalena e nello stemma in marmo che era sopra il portone della casa “palazziata” dei Vitulli nella città vecchia (vedi punti A e D).

La pianeta di San Giacomo databile poco dopo il 1695

Vi sono ricamati l’effigie di San Giacomo e lo stemma Susca / Vitulli

 

 

 

foto dell’autore

 

 

 

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Si riporta qui sotto il particolare dello stemma ricamato sulla pianeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nell’Oratorio dell’Assunta vi sono poi altri paramenti sacri che erano nella Chiesa di San Giacomo, come mi ricorda De Simone,

* sei candelieri in legno dorato, * un calice (datato 1690) in argento con lavorazione dell’epoca, * un messale con leggio, * un crocefisso, * un velovelario (per le benedizioni).

In questi anni intorno al 2010 si parla e si ragiona attorno al progetto di restauro e riapertura della Chiesa di San Giacomo.

I paramenti sacri così ritornerebbero nella loro sede storica, così come la * Pala d’Altare che raffigura la Madonna col Bambino e i Santi Giacomo, Giovanni e Anna, custodito nella Chiesa Matrice dopo il restauro a inizio anni ’90.

Da queste pagine un auspicio che ciò possa avvenire entro pochi anni.

G – UNA FOTO RARISSIMA DELLO STEMMA DEI VITULLI IN MARMO SOPRA IL PORTONE DELLA CASA “PALAZZIATA”

Aggiornamento inserito nell’anno 2011

Con mia grande soddisfazione non pochi molesi hanno preso visione di questo studio, che nel 2001 è diventato un e-book ed è stato anche stampato in circa 100 copie.

Via internet sono stato contattato da molti molesi e non, molti con cognome Vitulli.

Fra questi contatti mi piace ricordarne uno degli ultimi, anno 2011, con Brenda Belen Vitulli. Questa è una ragazza argentina, vive a Buenos Ayres, per lei ormai l’italiano è una lingua straniera, suo nonno Leonardo Vitulli è nato a Mola ed è poi emigrato in Argentina.

Brenda Belen mi ha contattato via Facebook e tanto ha fatto che le è stata spedita una copia cartacea di questo studio, cosa che ha fatto felicissimo suo nonno Leonardo.

Nell’ottobre 2004 mi contatta la Professoressa Giovanna Ungaro Bellantuono, riceve una copia dello studio e poi mi spedisce la “preziosa foto dello stemma”, scattata da suo marito fra il 1961 e il 1963. Mi dice anche che “ a distanza di oltre quarant’anni non è stato possibile rintracciare il negativo della foto e pertanto quella che Le mando è una riproduzione ingrandita, ricavata dalla immagine in mio possesso. Nella parte bassa della fotografia noterà la presenza di più fili elettrici che all’epoca erano sospesi davanti alle facciate delle abitazioni; anche questo è un elemento che indica come sia cambiato il nostro paese.”

Questa foto, resa digitale con lo scanner, è stata messa in copertina, rarissimo documento fotografico del palazzo Vitulli , appena anteriore come data a quella dell’abbattimento del palazzo. Al posto dell’antica casa “palazziata” purtroppo è stato eretto un condominio, proprio di fronte alla Chiesa Matrice…

 

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